L'ho vissuta alcuni mesi fa allorché sul periodico La Tribuna di S. Maria a Vico, in provincia di Caserta, è comparso uno scritto sul mio studio: Gaetano Arfè tra storia e politica. Il malessere è stato profondo sia per le asserzioni superficiali, erronee e non suffragate da conoscenze appropriate, che in seguito ad una mia telefonata al direttore, Felice De Lucia. Fatto unico o comunque rarissimo, nella storia del giornalismo, mi sono sentito al sicuro solo grazie ad una capiUare, tempestiva distribuzione della mia replica, Umiltà!, evitando che il tempo passasse inutilmente. La legge sulla stampa garantisce il diritto di controbattere e perciò le motivazioni da me addotte sono state sì pubblicate, forse perché ormai già note a tutti, ma accompagnate da un altro articolo dello stesso collaboratore, Lazzaro Piscitelli, il quale si è dilungato su ulteriori punti, sorvolando sulle ragioni da me esposte e aggiungendo affermazioni discutibili o suscettibili di querela per diffamazione, come si può evincere dai pezzi allegati.
Tutto ciò con l' accondiscendenza dell'-intero staff, che ha respinto la mia richiesta di fornire altre legittime delucidazioni. Insomma, se si è chiamati in causa una, due, o più volte, occorre potersi difendere sempre ma tale diritto mi è stato negato quando De Lucia e il vicedirettore,Cesare Saccavino, hanno rifiutato la raccomandata contenente il secondo articolo, Un bisogno di Assoluto... . Con un fax, inviato alcuni giorni prima, avevo indicato i termini della legge 8 febbraio, n. 47, Disposizioni sulla stampa, testo vigente al 31/12/2001, esprimendo la disponibilità per problemi di qualsivoglia natura. Sono stato ignorato, né mi è stato proposto che fosse accolto uno stralcio del mio lavoro. In tal modo il primo, Umiltà!, restava chiuso a tenaglia tra i due del signore Piscitelli il quale esibiva da una posizione di favore i suoi limiti di lettura, interpretazione e analisi sullo sfondo di un'identità culturale nebulosa e a tratti cupa, appesantita da un lambiccato estetismo formale volto, forse incosciamente, alla ricerca di una forzata originalità. Esso inoltre era aggravato, nei contenuti, non solo dalla totale assenza dell'aspetto propositivo e da elementari nozioni di Storia, Filosofia e Teologia, ma dalla convinzione infondata di poter comunque sindacare metodi e pensieri altrui. Alcuni lettori indubbiamente hanno avvertito un certo disagio per una "diatriba" protrattasi eccessivamente, ma essa non poteva esser chiusa con i due articoli di chi l'aveva iniziata e continuata e perciò è ipotizzabile che si volessero contenere i danni ulteriori per essersi immessi in un vicolo cieco, aggiuntisi alla eventuale disaffezione di una popolazione stanca o stufa di un giornalismo provinciale, privo di respiro e a tratti dal tono rozzo, come quando i dirigenti comunali sono stati sollecitati ad andarsene, con un dialetto sgradevole (Jatevenne), oltre a un'impostazione grafica che sarebbe più elegante senza colori sgargianti e non accompagnata da articoli ripetitivi delle solite firme, tra compari, che ostacolano un rilancio complessivo di un organo d'informazione che pure ha svolto un ruolo significativo negli anni passati.
Oggi esso risente di una conduzione piuttosto familiare e tendenzialmente partitica. Il mio lavoro su Arfè certo non è in sintonia con certezze storiograficamente acquisite per le quali può apparire scomoda l'affermazione che la sinistra contemporanea oscilla tra il risibile e l'inaccettabile senza dire, inoltre, dei riferimenti al cristianesimo e alla vittoria della Chiesa Cattolica su ogni fronte. Una pesante conclusione per le formazioni atee, anticlericali o laiciste, rispettose a parole dell'altro, ma sostanzialmente ostili e insofferenti per la debolezza delle loro posizioni. Una lettura dei fatti, questa, che indurrebbe alla triste e grave consapevolezza di un socialismo che, nel terzo millennio, presenterebbe connotati antiliberali e massimalisti, che hanno costituito, con il comunismo, una delle cause fondamentali dell'avvento del fascismo. Durante il Natale 2001 l'editore Giuseppe Nuzzo, regalandomi un libro di Sergio Romano, scrisse che io per lui rappresentavo il valore dell'amicizia. Di essa, ma non solo, abbiamo evidentemente una concezione differente poiché, al di là di eventuali blande sollecitazioni, solo grazie alla comprensione de il Giornale di Caserta, ho ottenuto la pubblicazione del mio articolo sulla "Pagina di Libertà".
Ugo Frasca
Gaetano Arfè tra storia e politica
La Spagna e la diplomazia italiana dal 1928 al 1931
I rapporti italo.britannici e l'esecuzione del Patto di Londra nel Mediterraneo orientale
La questione palestinese e la politica delle grandi potenze
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